Perché esiste il vigilius
Perché esiste il vigilius

Perché esiste il vigilius

Ulrich Ladurner

 

Conosco Monte San Vigilio fin dalla mia infanzia. Ricordo bene l’albergo che c’era allora che a me è parso sempre un luogo molto speciale. Nell’albergo non ci entrai mai, ricordo solo che ne avevo un grande rispetto. Che cosa accadeva là dentro? Per me bambino era semplicemente misterioso. Ero convinto che ci potessero alloggiare soltanto persone che venivano da molto lontano.
Da adolescente guardavo l’albergo a Monte San Vigilio con occhi già molto diversi. Nella mia fase “Sturm und Drang” mi appariva ovvio che qui potessero arrivare soltanto i borghesucci. A destare il mio interesse ci fu tuttavia Barbara, una studentessa di scuola superiore che in estate lavorava nell’albergo come cameriera. Diciamo che ero un po’ innamorato.
Da ragazzo poi confrontai con questo posto in modo nuovo e completamente diverso. Mi guardavo intorno e mi accorgevo che in fondo gli interni erano ben poco interessanti, che la forza ce l’aveva l’esterno: il luogo, la natura, l’ambiente circostante, il panorama. Ne rimasi affascinato.
Da allora è passato molto tempo. A un certo punto scoprii che l’albergo sarebbe stato venduto. La mia ragione disse “niente di interessante”, dal punto di vista economico se ne sarebbe fatto poco.
Ma il mio sentimento era un altro, e non riuscivo proprio a levarmi il pensiero. Sei mesi dopo firmai il contratto d’acquisto e divenni così il proprietario di una struttura vecchia, fatiscente, poco invitante, e tuttavia affascinante, situata in un luogo senza pari.
Per un anno non successe nulla. Ero consapevole di essere un neofita nel settore turistico e che questa mancanza di esperienza avrebbe potuto indurmi a commettere errori. Ma in questo vidi anche un’occasione per mettere in piedi qualcosa di innovativo. Creare qualcosa di unico, questa era l’idea. Ed ero convinto che ciò fosse possibile soltanto in combinazione con questo luogo affascinante a Monte San Vigilio. Fu appunto il luogo stesso, all’inizio, il mio metro di misura. Così le prime parole che dissi all’architetto Matteo Thun furono: “Non potrai fare nulla di più bello di quanto non lo sia già questo posto.” Con queste parole iniziò il periodo intenso della progettazione. Matteo Thun non interpretò le mie parole come una sfida, bensì fu d’accordo fin da subito nell’avviare questo processo creativo con la dovuta umiltà. E assunse il compito con estrema coerenza. Nei nostri numerosi colloqui, in primo piano non c’era “che cosa” bisognava costruire. L’argomento centrale era l’ospite: ciò che egli avrebbe dovuto sentire, vivere, vedere… e percepire con tutti i sensi. Presto nacquero i primi abbozzi.
Matteo Thun progettò il vigilius fino all’ultimo dettaglio. Fu un periodo emozionante, nel quale mi concentrai interamente sulla costruzione. Ovviamente fu anche un periodo faticoso, con notti insonni e la preoccupazione di non sforare troppo i limiti di budget. Inoltre bisognava trovare sempre l’energia per appianare i problemi.
Poi finalmente ebbe luogo con successo l’inaugurazione del vigilius mountain resort e il lavoro proseguì ininterrotto: con il posizionamento, i collaboratori, la direzione, le scadenze, gli ospiti… Un’esperienza nuova per un imprenditore come me, proveniente da un settore completamente diverso. Mi accorsi presto del rischio di finire in balia delle “consuetudini turistiche”. Lo sforzo di perseguire un’autonomia, il coraggio di essere diversi non si fermò. Senza mai perdere di vista l’obiettivo: tutto il team avrebbe dovuto identificarsi con le particolarità del vigilius. E non doveva esserci posto per le gerarchie. Questo nei primi anni comportò anche un reiterato avvicendamento di nuovi direttori, poiché l’interesse personale veniva messo troppo in primo piano; non volevo che un progetto riuscito come questo ne risentisse e rischiasse di fallire.
Alla fine compresi che me ne sarei dovuto occupare personalmente. Nel frattempo il team del vigilius era costituito da collaboratori pronti a impegnarsi per una visione comune. Allora redistribuimmo compiti e responsabilità e definimmo la nostra missione: arrivare, lasciarsi andare, essere felici, vivere. Questi quattro “semplici principi” non sono farina del mio sacco, ma di quello del team del vigilius. Ne fui entusiasta, poiché queste parole esprimono la base di un’attitudine positiva verso la vita, e inoltre sono senza tempo. Le avremmo potute dire cento anni fa, e un secolo dopo sarebbero ancora attuali. Anche questo è importante, poiché il vigilius mountain resort non vuole né seguire le mode, né dettarle.
Al vigilius mountain resort sono impiegati 40 collaboratori provenienti da 10 diverse nazioni di tutti i continenti. La collaborazione funziona senza conflitti, e a questo sicuramente contribuisce in larga misura la nostra cultura d’impresa. Ma il fattore decisivo è la montagna. È lei che in un certo senso rende dipendenti, e al tempo stesso lega a sé.
La filosofia del vigilius mountain resort comprende anche l’affabilità dei collaboratori, e ognuno di loro la vive a proprio modo. È qualcosa che forse non c’entra con la perfezione, ma di certo con una spontanea naturalezza. È esattamente questo ciò che vogliamo: un’ospitalità cordiale.
Perché esiste il vigilius? Perché ho realizzato questo progetto? Lo ammetto, ancora oggi non so rispondere in modo razionale a questa domanda.

 

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